Renzi è autoritario?

Un’accusa anacronistica; chi lo afferma e per quali motivi.

Letto 1273
Renzi è autoritario?

Il modello orwelliano non ha più senso, oggi. I nuovi strumenti e un nuovo paradigma, le coazioni a ripetere di una vecchia sinistra.

E’ un gran parlare, da qualche tempo in qua, in Italia, di derive autoritarie, derive di cui Renzi sarebbe il grande timoniere.

Trovo sinceramente anacronistica questa accusa (oltreché non vera).

E tenterò di spiegare perché la giudico anacronistica.

Come i grandi sociologi contemporanei ci hanno spiegato (e non solo Bauman) l’autoritarismo contemporaneo si poggia su basi completamente diverse da quello che ispirava gli antidemocratici ai tempi della coincidenza tra potere economico, potere statuale e potere sulla società.

Oggi, nel capitalismo globale tecno-nichilista, l’autoritarismo non passa per il rafforzamento autoritario degli Stati, ma per il suo contrario, il loro indebolimento; ed insieme all’indebolimento dello Stato passa la messa in scacco della Politica, cioè della azione umana associata che ordina o tenta di ordinare il disordine (in sostanza la metafora orwelliana oggi non ha più alcun senso).

I mercati globali (transnazionali ed extraterritoriali) hanno necessità di Stati deboli, hanno bisogno di ingovernabilità e di disordine.

Un tempo l’ordine era tutto e i poteri forti chiedevano alle élites politiche ordine e sicurezza in tutti i campi.

Oggi a livello statuale c’è bisogno invece del massimo di disordine e del massimo di incapacità di stabilire regole e prendere decisioni.

E non è strano quindi che le élites transnazionali, le forze potenti dei famosi mercati, alimentino, con i loro giornali, i loro editorialisti, i loro think thank, le stesse parole d’ordine che alimentano demagoghi e populisti di destra e di sinistra (fino ad arrivare a pensare, per chi ama la dietrologia, che dietro alcuni fenomeni politici degli ultimi anni, da Grillo a Farage alla Le Pen, ci possa essere la potenza del capitalismo tecno-nichilista).

Il controllo sulla vita delle persone (obiettivo principe di ogni autoritarismo) oggi non si ottiene più, nelle nostre società, (tranne che per gli invisibili o, come le chiama Bauman, per le vite da scartare) attraverso il rafforzamento delle strutture di controllo ma attraverso un indebolimento della democrazia.

Esso avviene con procedure molto più raffinate, facendo prevalere l’aspetto biografico rispetto all’aspetto solidaristico e politico, di sistema; avviene con la diffusione di una cultura globale basata sulla competizione individuale selvaggia, senza regole; avviene fornendo infinite possibilità di scelta senza fornire altresì griglie valoriali per orientare la scelta; avviene imponendo la reversibilità di senso (non c’è gerarchia tra i significati ed i valori della vita).

Al potere contemporaneo, sfuggente, mobile, extraterritoriale, non serve, per imporre le proprie regole, un rafforzamento dello Stato, non serve una riforma Costituzionale, non serve una legge elettorale che dica con chiarezza chi vince e chi perde.

Ad esso serve uno Stato che non può decidere, una Costituzione che mantenga un ping pong infinito tra Camera e Senato, una legge elettorale che renda deboli e non omogenee le coalizioni di governo.

Non so se in Renzi e in chi lo consiglia ci sia consapevolezza di tutto questo. Oggettivamente però, con l’azione portata avanti, è come se Renzi avesse capito tutto questo e tenti di ridare uno spazio alla Politica e allo Stato.

E’ come se avesse chiaro che il caos è alle porte e che se non si restituisce in qualche modo (anche forzando su qualche punto) alla Politica ed allo Stato la loro capacita di decidere e produrre risultati, trionferanno internamente, da un lato i peggiori populismi di destra o di sinistra, ma dall’altro, dall’esterno, i poteri extraterritoriali (i famosi mercati) continueranno a dominare dentro il disordine ed il caos (loro brodo di cultura principale).

Per questo motivo giudico anacronistica l’accusa di autoritarismo che si scaglia contro il giovane premier italiano. Anacronistica perché fatta con argomentazioni fuori dal tempo, che potevano essere giuste prima che i poteri che contano si liberassero dalla tutela degli Stati e quindi avessero bisogno di impossessarsene, e laddove non riuscivano a farlo con le vie democratiche lo facevano per via autoritaria (restrizioni democratiche e spesso colpi di Stato).

Nel mondo occidentale oggi l’idea di fare un colpo di Stato è quanto di più lontano dalle esigenze del capitalismo tecno-nichilista e non perché le élites al comando siano diventate più’ buone e democratiche, ma perché, al fine del raggiungimento dei propri fini, non serve uno Stato forte.

E’ questo uno dei campi dove sono evidenti i ritardi analitici di una vecchia sinistra e dove è evidente la necessità di adeguare gli strumenti della propria cassettina degli attrezzi ai nuovi paradigmi. Da ciò la sensazione di anacronismo.

027 Dati social all'8 febbraio 2016


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Enzo Puro

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Aggiornato al 25 feb 2017

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